Melascrivi: piattaforma di sfruttamento autori

Questo sito web è appena nato: se volete saperne di più, visitate la pagina About This Site.

Questo è un articolo che ho pubblicato su Facebook il 12 agosto 2015. Sarei molto contento di ritenerlo superato e, quindi, di non riproporlo qui, ma non è questo il caso.

Da allora, tenermi informato su MelaScrivi è stato sempre un mio pallino. Una fissazione personale, se volete. Ebbene: dalle numerose testimonianze che ho ricevuto e continuo a ricevere, la situazione non è affatto cambiata.

MelaScrivi continua beatamente (e impunemente) a sfruttare gli autori che scrivono per la piattaforma.

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Ecco ciò che scrivevo nel 2015 e che è ancora, purtroppo, attuale.

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Pre Scriptum: nell’ultima settimana mi sono imbarcato in una piccola “inchiesta” personale, iscrivendomi al sito MelaScrivi. Pensavo (erroneamente) di pagarmi da solo l’inchiesta con i guadagni, seppur irrisori, promessi dal sito. Quelli che seguono sono i risultati.

Cos’è (sulla carta) MelaScrivi

Probabilmente, molti degli scrittori “in rampa di lancio” presenti su Facebook, così come molte persone che sperano di guadagnare qualcosa online, avranno già sentito parlare di MelaScrivi o, peggio ancora, vi si sono già iscritti e stanno lavorando per loro.

Per quelli che (beati loro) ancora non sanno di che si tratta, ecco una breve sintesi: Melascrivi è un cosiddetto “content marketplace“, ovvero un sito al quale ci si può iscrivere come “autori” per offrire il proprio operato in qualità di free-lance. Esistono gli “editori” (che, per l’amore che nutro per la parola, d’ora in poi chiamerò semplicemente “committenti”) che immettono nel database di MelaScrivi gli articoli di cui hanno bisogno, fornendo delle “linee guida” a cui l’autore deve attenersi. In questo modo, gli “autori” possono accumulare crediti che, al raggiungimento della soglia di 25 euro, verranno pagati da MelaScrivi solo ed esclusivamente su un account PayPal verificato dell’autore (ricordo a tutti che PayPal ha delle commissioni molto elevate, quindi non riceverete i 25 euro promessi, ma meno).

Cos’è (in realtà) MelaScrivi

In realtà, MelaScrivi è una vera e propria piattaforma di sfruttamento degli “autori” e in completo e assoluto vantaggio dei “committenti” (al punto da sconfinare nella truffa vera e propria), per una serie di ragioni che andiamo ora a elencare.

Abbiamo parlato già dei “committenti”, ora incentriamoci sull’aspetto che interessa maggiormente i normali utenti di Facebook o lettori di questo sito che mi seguono e che leggeranno questo articolo, ovvero gli “autori”.

Ma, nei fatti, come fa “MelaScrivi” a sfruttare gli “autori”? In diversi modi (sempre tutti a vantaggio dei “committenti” e, soprattutto, di MelaScrivi stessa). Di seguito andiamo a scoprirne i principali (non tutti!):

1. Pagamenti irrisori e meccanismo delle “StopWords”

Rispetto al “committente”, dall’altra parte della barricata ci sono gli “autori”, ovvero gente come voi e come me, magari in cerca di “arrotondare”, che, una volta iscritti al sito (dopo una lunga procedura in cui si deve addirittura inviare copia di carta d’identità e codice fiscale), possono “prendersi carico” degli articoli proposti e realizzarli nel tempo prestabilito, tutto ciò in cambio di una retribuzione che definire irrisoria sarebbe già esagerato: al momento dell’iscrizione, l’Autore entra come “categoria 1” e viene retribuito 0,8 centesimi a parola. Sì, avete letto bene: 0,8 centesimi a parola. Se, con il passare del tempo, l’Autore guadagna punti (tra l’altro, il sistema di punti è del tutto nascosto e non è visibile agli iscritti a MelaScrivi, che non possono mai consultarlo, quindi non possono mai sapere se stanno per passare di categoria), può passare alle “categorie” successive, che gli permetteranno di guadagnare, udite udite, fino a 1,2 centesimi a parola per la categoria massima raggiungibile.

Ovviamente, già così il raggiungimento dei 25 euro a settimana è una chimera. Ma non basta, perché…

Attenzione! Non tutte le parole vengono conteggiate da MelaScrivi. Nel conteggio finale, infatti, non vengono considerate le cosiddette “stopwords” (un altro bell’eufemismo anglofono per definire una truffa), tra cui: tutte le congiunzioni, i numeri, una serie pressoché infinita di parole di uso “troppo comune” (secondo loro), come per esempio “anche”, “avendo”, “avessi” “avessimo”, “questo”, “saranno”, “facemmo”, “fare” eccetera. Per l’elenco — sorprendentemente lungo — vi rimando alla loro pagina in cui sono specificate tutte le stopwords: www.melascrivi.com/elenco-parole-non-conteggiate.

Quindi, ecco che un articolo di 300 parole, in realtà, ne richiede mediamente quasi 400. Non si capisce perché tutte le Case Editrici maggiori e minori contino i caratteri (la famigerata “cartella” da 2000 battute) e MelaScrivi no. Ovvero, il perché si capisce eccome: si tratta di sfruttare all’inverosimile chiunque abbia avuto la malaugurata idea di proporsi come “autore” sul sito, andando addirittura contro le direttive che regolano l’editoria italiana (quella vera) ormai da decenni.

2. Meccanismi di “penalizzazione”

Non contenti di pagare uno schifo a chi scrive per loro, i geniacci di MelaScrivi hanno anche approntato un sistema di “penalizzazioni” (ovviamente tutte rivolte agli “autori” e mai ai “committenti”). Facciamo qualche esempio concreto.

Mancata Consegna: Se un Autore (dai, basta con le virgolette, ormai avete capito) abbandona l’articolo che si è preso in carico, magari perché non ha tempo di finirlo o perché (come capita molto spesso) le linee guida proposte dai Committenti sono troppo astruse da capire (non c’è alcun modo di contattare direttamente il Committente per farsi spiegare meglio cosa vuole, MelaScrivi non lo permette), all’Autore viene comminata una penalizzazione di 0,5 euro. Eh sì, avete letto bene: qui, lo zerovirgola riguarda gli euro, non più i centesimi come quando si scrive.

Richieste di “revisione”: Un altro esempio è ancora più esplicativo di come funziona in realtà MelaScrivi: il Committente può mandare “in revisione” l’articolo che non ritiene idoneo alle linee guida. Una richiesta di revisione porta immediatamente a una decurtazione di 15 centesimi per l’Autore. Attenzione: si tratta di una decurtazione automatica, ovvero la penalizzazione di 15 centesimi scatta all’istante, non appena il Committente segnala l’articolo come “da revisionare”, senza alcun intervento o controllo da parte dello staff di MelaScrivi. E’ ovvio (e mi è capitato più volte mentre svolgevo in prima persona questa inchiesta) che, in caso di Committenti senza scrupoli (e ce ne sono a bizzeffe), la “revisione” viene proposta per risparmiare all’istante (e, ripeto, senza alcun controllo) 15 centesimi. Se tenete conto che la maggior parte dei Committenti propone centinaia e centinaia di “articoli” a botta, il motivo per cui si incappa spessissimo in richieste di “revisione” è presto chiaro. 15 centesimi per 100 sono 15 euro risparmiati dal Committente senza che MelaScrivi muova un ditino digitale per verificare se la richiesta è legittima. Poco importa se avete seguito alla lettera le linee guida, se avete inserito le keywords dove il Committente voleva: MelaScrivi non farà una beata fava per tutelarvi. Punto e basta. Vi beccate la decurtazione di 15 centesimi — e non solo: dovete pure riscrivere l’articolo secondo istruzioni il più delle volte ancora più astruse delle prime.

Rifiuto dell’articolo: Proprio come la mancata consegna, se il Committente (a suo esclusivo e insindacabile giudizio) rifiuta un vostro articolo, ecco che il vostro credito viene penalizzato di ulteriori 0,5 euro. Anche qui, MelaScrivi non entra assolutamente nel merito.

Esperienza personale: un articolo che, oltre a 100 parole prive di qualsiasi linea guida (perché dovevo commentare un video che non si sapeva ancora qual era), prevedeva anche il fatto che io trovassi un video su YouTube a tema “Divertente” (io, non il proprietario del sito, ovvero il Committente), e che (io, non il proprietario del sito, ovvero il Committente) realizzassi un’anteprima in Photoshop del video stesso (il tutto, ovviamente, non pagato, nel senso che venivano pagate soltanto le 100 parole), mi è stato rifiutato perché al Committente non piaceva il video che avevo scelto. Vi rendete conto? Sto coglione, oltre a non fare una minchia per il suo sito, paga 0,8 euro (100 parole a 0,8 centesimi l’una, non contando lo sbattimento su YouTube e Photoshop) per un articolo e, in più, pretende che l’Autore sappia quali sono i suoi cazzo di gusti di merda. (Dopo aver subito il rifiuto e la conseguente decurtazione, ho provato a contattare lo staff di MelaScrivi, indovinate con quale risultato.)

3. Rinuncia totale ai diritti d’Autore

Ecco un altro bel punto da tenere in considerazione. Al momento dell’iscrizione, MelaScrivi si premura (perché è obbligata a farlo per legge, non per altro) di ricordarvi che qualsiasi contenuto voi immettiate sulla loro piattaforma diventa di esclusiva proprietà del Committente al momento dell’accettazione. Quindi, vi sia ben chiaro che, qualsiasi articolo voi scriviate, anche i più lunghi ed elaborati, e anche quelli che (come diventa chiaro anche a voi dopo qualche giorno che siete membri) sono destinati a testate online prestigiose, non solo non porterà mai il vostro nome, ma anzi verrà spacciato come prodotto dell’ingegno del Committente.

Anche in questo caso, vi faccio un esempio concreto: premesso che difficilmente su MelaScrivi si trovano da scrivere articoli lunghi ed elaborati, ogni tanto ne capitano. L’altro giorno, per esempio, mi è capitato un articolo di 500 parole (che, con il sistema truffaldino delle stopwords che ho spiegato più sopra, in realtà diventano minimo 7/800 — ovvero quattro belle pagine piene di Word) sul tema “la Formula 1 in televisione”. Linee guida: stile giornalistico elevato, trattazione esaustiva dell’argomento in ottica pubblicazione su testata online. Si capisce subito che l’articolo finirà, non dico su Gazzetta.it, ma quantomeno su un grosso sito di sport motoristici.

Ora, fatevi due conticini: il Committente (sempre che non decida di penalizzarvi perché vuole risparmiare ulteriormente) per il vostro articolo di 500 parole sborsa la considerevole somma di 4 euro (6 euro se siete arrivati alla categoria Top, difficilissima da raggiungere per il meccanismo nascosto di cui ho già riferito sopra). Diciamo che il Committente presenti alla testata online xxx.motorsex.xxx un “pacchetto” di articoli (che non ha scritto lui, ricordate: li avete scritti voi) a una tariffa di — stiamo bassi, per carità, atteniamoci al mercato delle testate medio-alte, non certo alle versioni web di quotidiani specializzati — 50 euro l’uno. L’altro giorno, quando ho “preso in carico” quell’articolo, su MelaScrivi ce n’erano altri 9 (i quali, dato che permettevano di “arricchirsi” con ben 4 euro l’uno invece dei soliti 0,82 centesimi, sono letteralmente spariti nel giro di dieci minuti).

Questo vuol dire che il Committente, in un pomeriggio, si è ritrovato per le mani 10 articoli che ha pagato (facciamo la media) 5 euro l’uno (sempre che non li abbia “mandati in revisione” come ho spiegato prima, decurtando il compenso dell’Autore con la complicità fattiva di MelaScrivi). Proponendo il “pacchetto” completo, gli entrano in tasca 500 euro. Vogliamo essere parsimoniosi? Diciamo 400. Anzi, facciamo 350 e non se ne parla più. Guadagno netto, 300 euro. Senza aver mosso un dito, senza aver compiuto il minimo sforzo. E i diritti d’autore sono suoi. Significa che, volendo, può — e lo farà — pubblicarli a suo nome. A voi restano 4 euro che, con il meccanismo delle penalizzazioni in cui è impossibile non incorrere, si riducono considerevolmente. E il vostro nome non compare da nessuna parte: ciò significa che, per esempio, non avrete nessuna possibilità che il direttore del portale xxx.motorsex.xxx possa sapere chi siete e quindi non potrà mai, nemmeno volendo, contattarvi per una collaborazione seria e retribuita in modo dignitoso.

Quindi, ricordatevi: nel momento in cui scrivete qualcosa per MelaScrivi, diventate delle semplice macchinette pigiatasti, rinunciando a qualsiasi diritto legittimo sulle cose che voi avete scritto.

4. Il Ban (ovvero dove MelaScrivi abbandona la zona “borderline” ed entra di diritto nel Reame della Truffa Online)

Un altro aspetto interessante, che ho volutamente lasciato per ultimo, è quello del ban. Si può essere bannati per una settimana, oppure definitivamente, e soltanto per plagio: ovvero, se (in base a un sistema completamente automatizzato, quindi non vagliato caso per caso da alcun essere umano), il vostro articolo risulta contenere delle parti copiate da altri articoli online. Fin qui, direte voi, nessun male: plagiare è una cosa brutta. D’accordissimo. Buu, schifo ai plagiatori.

Ma, anche qui c’è un ma. Spesso, gli articoli commissionati (nonostante sul sito sia presente una sezione apposita per i “proofreaders”) prevedono revisione di un testo esistente oppure rielaborazione di un testo esistente. Magari perché il testo in questione è pieno di orrori grammaticali e sintattici, o perché è zeppo di refusi.

Quindi, l’altro giorno, ho voluto vederci chiaro, perché leggendo vari commenti online il sospetto mi era venuto e, come una zanzara fastidiosa, non se ne voleva andare. Non appena ho trovato un Committente che chiedeva revisioni e rielaborazioni, ho subito “preso in carico” quattro dei suoi articoli.

Si trattava di descrizioni di medici e chirurghi estetici in un portale dedicato alla medicina. Primo articolo: orrore! Avevo ragione: era talmente sgrammaticata e sconclusionata, la descrizione del medico in questione, che andava assolutamente rifatta e risistemata. Ci lavoro dieci minuti (compenso 0,54 euro, wow!) e sistemo il tutto, semplicemente riassemblando le parole e le frasi in un italiano decente. Tutto ok… dopo nemmeno 5 minuti, il mio articolo viene “accettato” dal Committente. Provo con il successivo: stessa storia. Il terzo? Uguale uguale.

Accidenti, penso, allora non funziona. Il quarto articolo, però, ottiene l’effetto voluto: nonostante il mio trattamento non sia per nulla diverso dai tre che l’hanno preceduto, finalmente il sistema automatico di MelaScrivi riconosce il plagio e mi banna in modo definitivo. Ovvero, non potrò mai più accedere al sito.

Contatto immediatamente il servizio clienti, prima al numero verde (non risponde nessuno), poi all’indirizzo di posta info@melascrivi.com, spiegando nella mail che le stesse linee guida del Committente prevedevano una “rielaborazione del testo già presente sul sito” (testuali parole) e che i miei tre articoli precedenti erano stati accettati dal Committente evidentemente soddisfatto. Anche qui, nessuna risposta (la sto ancora aspettando).

Ma ecco che arriva il bello: attenzione, perché è qui che scatta il meccanismo della vera e propria truffa online. Siete stati mai bannati da un sito? Che ne so, per un flame o per una lite particolarmente dura con un altro utente? Non lo so, ma forse sì. Ebbene, quando si è bannati, su quel sito non si può più fare niente. Ma il sito non può fare nemmeno niente a nome vostro, giusto?

Sbagliato. Almeno per quanto riguarda MelaScrivi.

Ebbene, a distanza di ormai tre giorni dal mio ban definitivo, continuano ad arrivarmi notifiche di MelaScrivi che mi comunicano che i miei articoli (che ovviamente avevo scritto prima del ban) sono stati accettati dai Committenti. Quindi, di fatto, io sto continuando a guadagnare… io? Oops, volevo dire che MelaScrivi sta continuando a guadagnare, perché quei soldi (che stanno andando a rimpolpare il mio account ormai bannato definitivamente) non verranno mai corrisposti sul mio conto PayPal (come sbandierato in tutte le salse), ma resteranno tranquilli nelle casse di Melascrivi.

Al momento del ban, avevo circa 20 articoli “in attesa di giudizio”. Tenendo conto che qualche Committente senza scrupoli ne manderà qualcuno in revisione (e non gli tornerà, perché io sono bannato), diciamo che 12/14 verranno accettati. Secondo voi, vedrò mai quei soldi? Ve lo dico io: no, perché sono stato bannato in modo permanente. Quindi, i soldi (pochi, brutti ma buoni) che avrei dovuto ricevere via PayPal resteranno nelle capienti tasche dei proprietari di MelaScrivi (che, tanto per essere chiari, sono i seguenti: Hotype Ltd – 119, The Hub – 300 Kensal Road – London, England).

Girando per il web e leggendo i commenti di altri utenti caduti nella rete truffaldina di MelaScrivi, ho scoperto che i ban e le decurtazioni hanno la simpatica prerogativa di aumentare a dismisura quando ci si avvicina alla soglia dei 25 euro (che, lo ricordo, è il minimo da raggiungere per far scattare il pagamento). Un’utente (donna, visto che ho messo l’apostrofo, cosa che nell’articolo che mi ha fatto bannare non c’era) racconta la sua esperienza: “Sono arrivata ai fatidici 25 euro e, la volta dopo che mi sono collegata, erano 24,50. Poi sono arrivate un paio di revisioni da fare, e sono ri-scesa a 23,75. Dopo un po’, ci ho rinunciato.”

Conclusione

Innanzitutto, grazie di essere arrivati fin qui. Anche se è nel vostro interesse di aspiranti autori più che del mio, che comunque me la cavo scrivendo la qualsiasi su la qualsiasi, grazie lo stesso.

In conclusione, MelaScrivi è un meccanismo perverso che penalizza gli Autori oltremisura, con aspetti (tipo il guadagno fantasma dopo il ban) che valicano pericolosamente il confine della truffa.

Quindi, ricordate. Il bannerino onnipresente dice: MelaScrivi, guadagnare online. Vero, ma non specifica chi guadagna online. E non sarete certo voi, credetemi.

Un piccolo appello, che mi ripagherà del tempo perso per questa piccola inchiesta: fate girare questo articolo in tutte le bacheche e in tutti i blog di scrittori, aspiranti scrittori, su tutte le pagine di Facebook dedicate ai libri e al giornalismo, agli ebook e alla scrittura, per mettere in guardia tanti ragazzi e ragazze che non sanno ancora in quali mani stanno per capitare.

Noi, che amiamo la scrittura e la lettura, dobbiamo difenderci da soli, perché nessuno lo fa al posto nostro.

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Post Scriptum: il giorno 17 agosto 2015 (cinque giorni dopo la stesura di questo articolo, e quasi dieci giorni dopo la data del mio ban), mi è arrivata una mail di MelaScrivi in cui mi comunicano che, “in via del tutto eccezionale” (forse impauriti dalla diffusione di questo articolo? Boh…) provvederanno a corrispondermi €19,98 che avevo accumulato fino al momento del ban. E, sempre “in via del tutto eccezionale” mi corrisponderanno l’eventuale importo degli articoli che ho ancora in attesa di accettazione. Badate bene: “in via del tutto eccezionale”. Vuol dire che, comunque, di solito i soldi dei bannati se li tengono.

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3 commenti su “Melascrivi: piattaforma di sfruttamento autori

    1. Guarda, dal 2015 a oggi mi sono messo in testa di seguirli… e continuano. Purtroppo ci sono tanti giovani scrittori, o aspiranti tali, che non si rendono conto che vengono sfruttati biecamente…

  1. Io scrivo per Melascrivi da diversi anni e riesco comunque a fare circa 50 euro a settimana. Un buon metodo per arrotondare, se ci si sa muovere e si evitano editori volutamente rompiscatole. Poi certo, non mancano appunto gli editori rompiscatole che ti rifiutano gli articoli per motivi risibili e ti penalizzano.

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