Ricominciamo — stefanomassaron.net riapre i battenti

Io non posso restare seduto in disparte

Lo so, è passato un po’ di tempo. E c’era anche una promessa che non ho mantenuto…

Non è che son qui a giustificarmi. Chissene, non sono Zuckerberg. Diciamo solo che la vita mi ha portato altrove, e mi ha anche spinto a trascurare questo sito — che, almeno nelle mie intenzioni di inizio 2017, sarebbe dovuto diventare un punto fermo della mia quotidianità (e speravo anche della vostra).

Poco male. Se c’è una cosa per cui Internet va apprezzata è la memoria corta. Chi di voi si ricorderà di questo sito ci tornerà con piacere (spero); gli altri magari lo scopriranno di nuovo.

Per quelli che ritornano dopo tanto tempo, o che ci arrivano per la prima volta: se volete saperne di più, visitate la pagina “About This Site” — lì c’è scritto tutto.

Hobos

Né arte né parte

Come forse avrete notato, la grafica è cambiata. Ho deciso, per questa “riapertura” di stefanomassaron.net (non che avesse mai chiuso), di adottare una grafica che rendesse la navigabilità più intuitiva, con un bel menu in alto sotto la testata — e non più “a scomparsa” come in precedenza. Per fare questo ho dovuto (per ora, ma troverò il modo) rinunciare alla header image che mi piaceva così tanto… ma i sacrifici a volte sono necessari.

Adriano Pappalardo
Indimenticabile

Non sono capace di stare a guardare

Per il resto, non è cambiato nulla. Il fatto è che — come dice il versetto dell’immarcescibile canzone di Adriano Pappalardo — non sono davvero capace di stare a guardare.

Guardare un’editoria italiana che va (ma davvero!) alla deriva, demandando la narrativa più pura alle serie TV (che amo alla follia, ma non sono la stessa cosa dei libri) e facendo la “tara” ai giovani esordienti in base a quanti follower hanno su Facebook, Twitter e Instagram.

Non ci credete? Mi è capitato. Persone che, con il mio lavoro di editor, ho aiutato a mettere insieme romanzi più che decenti (e francamente migliori di quelli che si trovano in libreria) si sono viste respingere perché non avevano abbastanza “seguaci”.

Quindi no, non resto a guardare. Ricomincerò — e con maggior vigore di prima — a promuovere, nel mio piccolo, tutti quei romanzi che sono interessanti e che (forse proprio per questo motivo?) hanno trovato spazio solo nell’autopubblicazione o nella pubblicazione con editori minuscoli.

Occhi di brace

Questi occhi di brace

Continuerò a parlare dei libri che ho tradotto, a dare consigli di scrittura in pillole, e a intervistare gente del mondo dell’editoria italiana (eh sì, ci sono, quelli bravi e dobbiamo salvaguardarli!) che invece continua a sbattersi perché il tutto non precipiti nel mare monstrum della mediocrità elevata a paradigma necessario (e ahimé sufficiente) per finire su uno scaffale.

C’è in vista anche — finalmente — un Corso di Scrittura. Stay tuned.

Mi sarebbe piaciuto continuare questo post — son prolisso, lo sapete ormai, e chi è nuovo del sito lo scoprirà presto — ma non ho più molto da dire… purtroppo, perché avrei voluto continuare a usare le frasi della canzone di Pappalardo come titoli interni.

Disdetta. Vabbe’, facciamo che almeno un altro versetto lo riporto qui, in conclusione:

E poi non provare / Un brivido dentro / E correrti incontro / Gridarti “Ti Amo!” …

… Ricominciamo!

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